Momenti al femminile dal "Diario"

Ferruccio Battolini

L'unica condizione posta dalla Donazione che porta il mio cognome è quella di far itinerare le opere organizzando mostre tematiche, mostre scambio, mostre di tipo generazionale. Ho sempre concepito (e scritto e dibattuto più volte) una raccolta pubblica di opere d'arte come un nucleo dinamico, sottoposto al principio della rotazione espositiva, quindi contrapposto a quello della inamovibilità permanente delle collezioni.

In attesa che si inauguri e si allestisca opportunamente il Centro d'Arte Moderna e Contemporanea cui la Donazione è destinata, circa un settimo della stessa è già stato esposto alla Palazzina delle Arti della Spezia e poi al Castello Doria di Porto Venereo Ora, attraverso una nuova particolare scelta che ha privilegiato le opere di donne artista, un'altra parte della Donazione, inserita nell'ambito di un'iniziativa della Regione Toscana, è visitabile nel Castello di Terrarossa, nella storica Lunigiana, grazie al concorde e concreto contributo degli Enti promotori.

Chi scrive ha manifestato interesse di critico militante verso l'altra "metà del cielo" artistico, nell'arco di , oltre un quarantennio, con presentazioni e articoli su quotidiani e periodici. Già nel lontano 1953, infatti, mi sono occupato, grazie all'entusiasmo espositivo di Attilio Del Santo, titolare della Libreria Adel della Spezia, di una pittrice in quegli anni molto nota, Anna Gastaldi; nello stesso anno ho scritto sulla mostra collettiva "Dieci pittrici italiane" (ricordo in particolare Raphael Mafai, Lidia Archini, Maria Antonietta Gambaro, Rita Saglietti) e sulla personale della pittrice, già allora affermata, Jolanda Schiavi. Negli anni Cinquanta-Sessanta sono numerose le presenze femminili nelle mostre annuali dell'Associazione Pittori e Scultori della Spezia (comunque rintracciabili nell’archivio A.C.A.L.). e nell'importante mostra nazionale di Pittura "Golfo della Spezia".

Proprio nelle sale di queste mostre, nelle gallerie d'arte e negli studi, nascono nuovi incontri con donne artista, alcuni brevi, altri che si ripeteranno negli anni; ricordo quelli con le torinesi Aurelia Casoni e Margherita . Carena, con la bolognese Angiola Cassanello, con l'astigiana Amelia Platone, con Gina Roma (la recensirò più volte nei decenni seguenti) con la romana Carla Accardi, con Pinetta Giachino (già allieva dello scultore Angiolo Del Santo), con Maria Teresa Novaresio, con la veronese Ebe Poli, e ancora con Liana Sotgiu, Linda Puccini, Antonietta Ramponi. Né posso dimenticare il mio interesse di critico per le artiste Claire Duriez (espone alla Adel nel 1955), per Giulia Chiarloni (già insegnante di disegno nelle scuole superiori), per Oretta Ferrari (recentemente scomparsa), per Maria Luisa De Romans, per la grande artista franco-portoghese Vieira da Silva. Sarebbe bello avere un'opera per ciascuna delle artiste sopracitate, purtroppo non ne compaiono nella Collezione: il mio lavoro critico si limitava in quegli anni per lo più ad articoli di cronaca d'arte su quotidiani locali, né avevo le possibilità economiche dei collezionisti tradizionali. Il dialogo con queste artiste è stato comunque importante per me: con loro ho iniziato ad apprezzare l'arte al femminile, in modo davvero ravvicinato e culturalmente consapevole.

Il merito di aver "inaugurato", diciamo così, la mia singolare raccolta, che non puntava certo sulla sistematicità di autori e correnti, ma prendeva atto volta a volta della singolarità di artisti che a me si rivolgevano nella mia qualità di critico, è stato della pittrice Maria Questa. È suo il Porto Venere, già esposto nella seconda mostra della Donazione, che ha voluto regalarmi in occasione del mio matrimonio; fu il nostro un rapporto amicale, all'insegna del rigore etico e del più libertario dialogo.

Un'amicizia importante si creerà con Dolores Sella, veneta d'origine ma lucchese d'adozione, grande davvero nell'incisione, dirigente dell'Associazione Nazionale Incisori e dell'Associazione Artisti Lucchesi, corrispondente dal '61 al '64 della Rivista "Nuove Dimensioni" da me fondata e diretta. Importante anche il rapporto epistolare, conseguente alla recensione della sua opera grafica, con la romana Stefania Bragaglia Guidi. E veniamo ad altre mie più analitiche presentazioni di donne artista in anni più recenti: ho scritto per Myriam Brunetti, Elisa Corsini (autrice del monumento alla Resistenza di Vezzano Ligure di cui a terrarossa viene esposto il bozzetto, cat. 12), per Maura Jasoni, ancora per Maria Questa, per Deanna Galletto, per la coreana Cho Young Ja e anche per Franca Puliti, Carla Sanguineti, Clara Milani, Daniela Romano, Florence Henri, Maria tacchini, Mirella Raggi. Fra gli anni Ottanta e Novanta la mia attenzione va a quelli che vennero giustamente definiti portatori dei "giovani linguaggi dell'immagine": fra le donne Alberta Intelisano, Anna Maria Datola, Catia Castellani, Daniela Cesino, Fiorella Bologna, Anita D'Orazio, Giovanna Zattera.

Ancora più recenti le riflessioni positive su artiste di varia impostazione compositiva e di differenti culture ambientali: l'elvetica Martine Hofmann Della Croce, la picena Marisa Marconi, la sestrese Maura Canepa, l'alessandrina Loredana Cerveglieri, la pratese Fernanda Morganti, le apuo-lunigianesi Serena Pruno, Giò Guerri, Patrizia Veschi. Va anche detto che di altre donne artista avremmo potuto esporre le opere, ma hanno prevalso le esigenze di allestimento manifestate dal coordinamento tecnico-scientifico della mostra.

Concludendo, ritengo che le oltre trenta opere esposte, e in catalogo documentate, quasi tutte donatemi dalle artiste in cambio del mio gratuito interessamento verso il loro "lavoro", siano la testimonianza non soltanto della crescita della partecipazione delle donne alla vita culturale, ma anche, e forse soprattutto, della volontà e del coraggio di ciascuna artista di conquistare un proprio modulo compositivo pur nella consapevolezza della magmatica situazione dell'arte contemporanea.

Ogni opera meriterebbe un commento particolare sia per quanto concerne i problemi strettamente "linguistici" sia per quanto attiene alla costruzione delle forme, degli apparati grafici, pittorici e plastici. Ciò non è possibile in questa sede: a tutte le artiste va la mia affettuosa stima e a quelle che ancora sono nell'agone artistico uno stimolo a proseguire, con tenacia ed entusiasmo, nel cammino della ricerca che, mi pare ovvio sottolineare, non può non essere diuturna, libera, eticamente ed esteticamente responsabile.

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