Cose ovvie?
Marzia Ratti
Checché se ne dica, le donne non hanno ancora raggiunto la parità. Solo la retorica - maschile - può affermarlo. O la dabbenaggine di certe efficientissime capitane d'azienda, di solito mogli o figlie viziate di industriali di terza generazione. La parità, quella sociale, culturale, sessuale è una cosa serissima, che va verificata con la presenza effettiva delle donne al potere - quello che conta, non quello del surrogato domestico come la scuola o i servizi sociali. Quante sono oggi nella cosiddetta seconda Repubblica le donne al Parlamento? Sicuramente meno che nei famigerati anni Ottanta. Quante donne primari, dirigenti o sindaci? Ancora pochissime, inutile nasconderlo. E ciò a prescindere dalle capacità individuali che le donne hanno espresso ed esprimono da più di un secolo a questa parte, da quando cioè è stato loro concesso il principale strumento di formazione e di riscatto: l'istruzione.
L'arte non fa eccezione. Non è forse vero che Berthe Morisot, unica donna fra gli impressionisti della storica mostra di Nadar non ha raggiunto la fama dei suoi compagni di awentura artistica? O che Katzerina Ko bro, insuperata astrattista polacca, vicina a Malevic, non compaia mai nei manuali italiani e non abbia neppure un sito internet che ne racconti il genio creativo? E non è forse vero che la prima, grande generazione di artiste aggiornate e consapevoli si è affermata grazie alle unioni sentimentali: Benedetta Cappa Marinetti ne è esempio in Italia, come Frida Kahlo in Messico o Fernande Olivier in Francia.
La cultura al femminile ha abitato luoghi marginali o secondari, riuscendo comunque a produrre risultati sorprendenti: le delicate delizie visive di Fede Galizia o il misterioso linguaggio Nu Shu inventato dalle povere donne cinesi, alle quali persino un cane veniva preferito.
Se è vero che il valore delle donne risiede nell'intelligenza intuitiva e nella visione più penetrante e meno dogmatica dell'uomo, esse non dovranno stancarsi di indagare queste dimensioni e di esplorare i territori vergini dei nuovi linguaggi tecnologici. Oggi, infatti, i cosiddetti artisti di rete sono in gran parte donne i codici comunicativi che si vanno creando, con il loro sostanziale contributo, non potranno non permettere conquiste insperate, perché per la prima volta esse saranno partecipi del processo formativo, statutario di quel codice.
Promuovere le donne, attraverso la visibilità data alloro lavoro, è un impegno sociale prima che culturale. Con questa mostra, oggi, possiamo apprezzare più di trenta artiste, per la maggior parte native o legate al territorio spezzino-lunigianese, rendendoci conto della consistenza e dell'importanza dei percorsi artistici individuali e soprattutto della pregnanza di quelli collettivi che individuano la nostra area tra quelle che hanno saputo liberare energie femminili, sulla scorta di una tradizione che nasce e si radica presto grazie ai fermenti dei decenni futuristi che videro attive tante donne colte e intraprendenti - Benedetta Cappa, Tullia Socin, AIda Coacci -, per non dire delle presenze attive e forti del dopoguerra - l'anticonformista Maria Questa o la ribelle, intelligentissima Ketty La Rocca, forse l'unica grande assente di questo incontro.
A voler indagare le modalità proprie del femminile nel fare artistico è un critico collezionista che sempre ha dimostrato fiducia alle donne, come ben sa chi scrive e chi con lui collabora, come le attivissime amiche dell'Associazione "Arteelibertà': Ferruccio Battolini appartiene a una generazione di uomini che, forte dei valori solidaristici della resistenza e della ricostruzione, è stata più vicina, più amica delle donne di quanto lo siano, paradossalmente, quelle successive. Nel suo caso, lo dimostrano, le amicizie, gli scritti, le mostre. Bisogna tenerlo a mente, specie oggi in cui i comportamenti contraddicono le parole e la discriminazione femminile torna a farsi sentire, anche se in modo subdolo e, perciò, più difficilmente contrastabile.
Le artiste presenti in mostra e in collezione sono tutte meritevoli di attenzione: tra loro ci sono differenze di età, di interessi di ricerca, di tecniche e di linguaggi, mentre ciò che le accomuna è appunto il sapere e il saper fare al femminile, un grande caleidoscopio attraverso cui guardare combinazioni possibili dell'intelligenza umana tradotta in atto creativo, in atto visivo. Ad altri il compito di descriverne i profili e le ricerche, a me, donna fra loro, non solo quello di sottolinearne il valore aggiunto, ossia la caparbia ostinazione di affermare se stesse malgrado le difficoltà quotidiane, ma anche quello di spronarle a confrontarsi, a dialogare e a dar prova di solidarietà. Proprio la solidarietà, infatti, sembra carente nell'universo femminile attuale. Ammettiamolo: due donne sanno essere veramente in comunione profonda fra loro, ma quando il cerchio si allarga troppo spesso prevalgono invidia e critica e le migliori intenzioni si disgregano vanificando energie e progetti. Care amiche, dobbiamo veramente imparare quest'unica lezione dagli uomini: essere solidali fra noi, saper far gruppo, difenderci, lavorare insieme, essere squadra.
Perciò un augurio: che questa mostra ne partorisca almeno altre dieci.