Diario di un critico

antologia della Collezione Battolini

La donazione di un "critico militante"

Marzia Ratti

La donazione di Anna Maria e Ferruccio Battolini costituisce un'attestazione di fiducia e di amore nei confronti della città della Spezia e anche un atto di ferma volontà di voler aggiungere un altro tassello significativo all''arricchimento culturale della comunità. Sia Anna Maria Meoni, che ha dedicato tutta la vita all'insegnamento, sia Ferruccio Battolini che ha diretto con passione e competenza le biblioteche civiche per oltre trent'anni, accelerandone il processo di crescita, hanno creduto e credono fortemente nei valori formativi della cultura, ne la potenzialità della trasmissione dei sapere, in specie se accompagnata dal confronto e dal dubbio meditativo.

La principale caratteristica della Collezione Battolini è proprio quella di provenire dal mondo della cultura e non dal collezionismo antiquaria le, precisamente dal settore professionale della critica d'arte, nella quale Ferruccio Battolini si è cimentato con successo dal dopoguerra ad oggi. Ogni opera testimonia, infatti, un incontro reale o intellettuale tra il critico e l'autore, una scintilla di curiosità che si è accesa nel quadro assai ampio degli interessi che Battolini ha coltivato da sempre con rigore e devozione.

Le sue avventure intellettuali, infatti, si sono mosse soprattutto in direzione artistica, ma hanno anche compreso la storia,la letteratura, il sociale e la politica, con risultati che sono oggi attestati dagli oltre duemila titoli della sua bibliografia.

Le opere, pertanto, disvelano accanto al significato storico-artistico, anche il legame coi percorso conoscitivo ed emotivo dei loro collezionista, istituendo relazioni, nessi e problematiche che possono essere comprese solo all'interno del preciso contesto individuale di riferimento. A tal fine saranno di supporto 'archivio e la biblioteca che, saggiamente, Ferruccio Battolini ha voluto donare contestualmente al patrimonio artistico, L'epistolario, in particolare, diverrà uno strumento di ricerca imprescindibile per chi vorrà avvicinarsi a questa raccolta: chi lo compulserà, lo indagherà o lo saprà abilmente interrogare troverà abbondante materia di riflessione per restituire interpretazioni e letture dei momento storico culturale appena, trascorso.

La silloge artistica, ad un primo superficiale sguardo, rivela almeno due aspetti degni d'attenzione: da un lato, il suo essere una finestra aperta sulla ricerca linguistica degli anni turbolenti dei dopoguerra, portatori di un veloce svecchiamento della cultura italiana e, dall'altro, un osservatorio privilegiato sul dibattito artistico in città, con le sue figure maggiori e minori, le sue espressioni particolari ma non avulse dal più generale andamento dei dibattito artistico. Possiamo cogliere, ad esempio, i chiari legami con il "Premio del Golfo" svoltosi nell'arco di sedici,fecondissimi, anni attraverso le presenze in collezione di Gastone Breddo, di Bruno Cassinari, di Vincenzo Ciardo, di Mino Maccari, di Enrico Paulucci, di Giuseppe Santomaso, di Aligi Sassu, di Emilio Scanavino, di Domenico Spinosa. Per certi versi, la frequentazione del "Premio del Golfo" in qualità di giornalista potrebbe essere considerata una delle componenti formativi degli interessi di Battolini in campo critico, una palestra di vita e di affinamento delle conoscenze, un luogo magico di contatti e di amicizie durature. Le sue testimonianze sul Premio sono fitte di notazioni importanti, di prima mano, utili per capire il particolare clima di quegli anni, in cui anche la provincia italiana era partecipe dei principali avvenimenti artistici."Critico militante"si è sempre definito Ferruccio Battolini, e non a caso: la sua, infatti, è stata un'esperienza calata completamente nell'attivismo sociale e culturale, immersa e coinvolta, ad esempio, nell'aspra querelle tra realisti e astrattisti, rispetto alla quale prender posizione era d'obbligo.

Nel '50 sempre a Lerici nascono nuove amicizie per me estremamente fruttuose e si realizzano i primi veri dibattiti, diciamo "organizzati" nelle sale del Palazzo lericino e in alcuni accoglienti locali del borgo antico. Le discussioni vertono sugli avvenimenti artistici, davvero numerosi e dirompenti. di quell'anno di svolta nella storia italiana ed europea delle arti visive. Si delineano fra noi (spezzini e non) due gruppi ch'io definii allora, forse troppo semplicisticamente, "calpestatori della realtà'" e "figli dell'immaginazione continua". A creare acute ancorché positive tensioni fra le due "squadre" anche allo scopo di realizzare una positiva sprovincializzazione, sono le notizie che provengono da Milano, Firenze e Roma. Ricordo uno riunione molto polemica alla Spezia, in via Dante nello studio del fotografo Grasso, quando si lessero alcune informazioni contenute in un foglio ciclostilato proveniente da Milano. Vi si diceva che la rivista parigina "Cahiers d'art" aveva dedicato un numero speciale all'arte italiana e che Christion Zervos, nell'articolo "Quelques Jeunes" aveva pubblicato un "catrame". Ricordo una riunione molto polemica alla Spezia, in via Dante nello studio del fotografo Grasso, quando si lessero alcune informazioni contenute in un foglio ciclostilato proveniente da Milano (1949). Vi si diceva che la rivista parigina "Cahiers d'art" aveva dedicato un numero speciale all'arte italiana e che Christion Zervos, nell'articolo "Quelques Jeunes" aveva pubblicato un "catrome" (1949) di Alberto Burri (nello stesso numero veniva riprodotto un dipinto astratto di Giuseppe Capogrossi). Ricordo le discussioni anche sui testi del primo numero di "Paragone", rivista diretta da Roberto Longhi. Molto importante anche la presa d'atto (il dibattito qui fu molto turbolento) dell'avvenuto lancio, sempre a Firenze, del "Manifesto dell'astrattismo classico" redatto da Ermanno Migliorini, e firmato da Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Nonnini. Gualtiero Nativi, tutti presenti - guarda caso - nella seconda edizione del"Premio del Golfo". Un casuale incontro nei locali della mostra del Golfo con Giulio Turcato, Emilio Vedova e Francesco Menzio accelera la comprensione, da parte di alcuni artisti figurativi (locali e non) su quanto sta avvenendo in quei mesi nel mondo delle arti visive in Italia ed in Europa. In quello stesso anno, tra l'altro, il "Fronte Nuovo delle Arti" si disintegra e dà vita a due componenti ben distinte che influenzeranno non poco molti partecipanti alla Mostra del Golfo. Da una parte si collocano Birolli, Corporo, Morlotti, Santomaso, Turcato, Vedova, dall'altro si coalizzano i realisti Pizzinato, Guttuso e Zigaina.

Quelle esperienze, che oggi sono ormai storia e che possiamo rileggere forse con maggior chiarezza rispetto a chi invece le ha vissute in prima persona, sono state determinanti nel cammino della pittura italiana del secondo Novecento, costituendo il magma vivo da cui avranno origine i più fruttuosi risultati delle ricerche linguistiche individuali e di tendenza.

Proprio perché Battolini è un collezionista sui generis, non potremmo aspettarci sistematicità di autori e correnti nella sua raccolta - non ne avrebbe mai avuto la possibilità economica, ma soprattutto non era tale lo scopo, tuttavia è di per sé significativa la scelta operata che, a ben guardare, tradisce la propensione - anch'essa in linea con la doverosa "militanza"- verso i linguaggi non figurativi e, soprattutto, la sua volontà di agire per far crescere in città la conoscenza di autori contemporanei di incisiva pregnanza, volontà estrinsecatasi nelle mostre, da lui organizzate, dedicate a Mirko Basaldella, Renato Birilli Remo Brindisi, Ennio Calabria, Felice Del Santo,Vincenzo Frunzo, Sebastian Matta, Edo Murtic, Gualtiero Nativi, Armando Pizzinato, Antonio Possenti, Carlo Ramous, Mauro Reggiani.

Venendo all'interesse della collezione per la comunità spezzina, è da osservare come essa sia un'antologia pressoché completa della storia dell'arte locale dall'Ottocento a oggi che inizia dal suo più famoso paesaggista, Agostino Fossati, tocca i maestri a cavallo dei secolo, da Carlo Fontana ad Antonio Discovolo, e comprende, quasi senza omissioni significative, gli artisti della generazione anni Venti, Trenta, Quaranta e, così, fino ai giovani o giovanissimi di talento. Di questa feconda stagione locale, fondata sulla vocazione "modernista" della città dopo la rifondazione militare e sull'apertura ai confronti nazionali - sono di vitale testimonianza le opere di Ferdinando Acerbi, Fernando Andolcetti, Claudio Ambrogetti, Ercole Salvatore Aprigliano, Enzo Bartolozzi, Gino Bellani, Amilcare Bia, Giuseppe Borella, Eugenio Brandolisio, Giancarlo Calcagno, Guglielmo Carro, Giuseppe Caselli, Cosimo Cimino , Carlo Calogero Datola, Mauro Fabiani, Enzo Faraoni,Vincenzo Frunzo, Giuliano Galeazzi, Carlo Giovannoni, Giacomo Linari, Renzo Lupo, Mauro Manfredi, Rino Mordacci, Francesco Musante, Lino Pirone, Angelo Prini, Maria Questa, Pino Saturno,Walter Tacchini e molti altri ancora, a testimoniare la vivacità del panorama spezzino nel settore delle arti visive.

E questa "scuola" spezzina è stata seguita, consigliata, favorita dallo stesso Battolini, che ne ha registrato puntualmente gli accadimenti: il volume della bibliografia dei suoi scritti è la prova tangibile di questo impegno profuso con passione, generosità e con l'attenzione sempre vigile ai giovani e alle loro risorse. La funzione critica da parte di Battolini è stata assunta come riflessione attiva sul mondo dell'arte, come strumento conoscitivo proprio e altrui, in un'accezione morale che ha caratterizzato un'intera esistenza. "Aiutare in modo concreto i numerosi artisti spezzini" non è solo il titolo di un suo articolo giovanile (La Gazzetta di Livorno,3 gennaio 1953), ma un impegno costante e volitivo, ampiamente dimostrato dall'attività (quasi cinquantennale) dedicata all'organizzazione di mostre, dibattiti, allo studio e alle recensioni, all'incoraggiamento dei giovani talenti. Per una città rimasta per troppo tempo ai margini della vera ricerca, orfana dell'università fino a ieri, le iniziative culturali fiorite grazie alle antiche istituzioni culturali - la biblioteca Mazzini e il Museo Formentini -, nonché a benemeriti cittadini - e tra questi, appunto, Battolini hanno permesso al territorio di non rimanere del tutto isolato, fornendo alle generazioni in crescita preziose occasioni di conoscenza e di confronti da cui partire alla ricerca di più sistematici orizzonti formativi.

Dagli scritti di Bettolini traspare il desiderio di conoscere e di far conoscere, di tracciare un diario spirituale in cui nomi meno celebrati, ancorché importanti da Pintori (1969) a Trafeli (1967) - si alternano a più note presenze del panorama italiano e internazionale Birolli, Brindisi, Bueno, Bodini, Cassinari, Casorati, Chagall, Klinger, Licini, Murtic, Magnelli, Pozzati, Spazzapan, Treccani... -, costruendo nell'insieme un percorso divulgativo veramente ponderoso.

Le note critiche di Battolini sono state e sono genuine espressioni del suo modo passionale di intendere l'arte e la vita, legate in un unico abbraccio, e anche un segnale di attenzione nei confronti di eventi e di persone da non dimenticare, secondo un rituale di nobile convivenza civile, di cui oggi, purtroppo, sentiamo acuta nostalgia.

 

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